Tristezza: cosa succede quando perdiamo qualcosa a cui teniamo?

Tristezza: cosa succede quando perdiamo qualcosa a cui teniamo?

Una delle emozioni con cui dobbiamo fare i conti nella nostra vita è la tristezza: una delle emozioni più temute, probabilmente perché ha il potere di renderci vulnerabili e fragili; insomma, mette a nudo la nostra vera natura e i nostri desideri più profondi.

Pensare alla tristezza equivale a pensare a qualcosa di negativo: tutti noi speriamo di non esserlo mai o, nel caso, di esserlo soltanto in modo transitorio.

Quello che a molti di noi sfugge è proprio la funzione adattiva di questa nostra emozione: c’è qualcosa che la rende fondamentale e necessaria per la nostra vita.

Questo è stato messo ben in luce dal famoso film del 2015 “Inside out”, che ha avuto il grande merito di renderci chiaro ciò che avviene dentro di noi: ogni emozione è fondamentale per il nostro benessere.

La tristezza, che acquisisce sempre un ruolo di secondo piano, ad un certo punto deve prendere il controllo per il “benessere della protagonista”: insomma, non può esserci Gioia senza Tristezza.

In questo film è contenuto un vero e proprio elogio alla Tristezza: possiamo infatti capire che, di fronte alla tristezza, non si può far altro che accoglierla. Solo così ci potrà essere un vero benessere.

“Quanto più in fondo vi scava il dolore, tanta più gioia voi potrete contenere.”

(Gibran, 2014)

A cosa serve la tristezza?

Chi non ha mai vissuto un momento di tristezza? Certo, se dovessimo pensare alla tristezza, ciò che ci viene in mente è totalmente negativo: quest’emozione, infatti, è legata ad un malessere o a qualcosa che ci ha fatto stare male.

La tristezza è, agli occhi di tutti noi, quel qualcosa che bisogna evitare. Sembrerà strano, dunque, parlare della funzione di quest’emozione…

Ogni emozione, infatti, ha un ruolo ben preciso, soprattutto per lo sviluppo di ognuno di noi.

La tristezza sembra svolgere due funzioni, entrambe fondamentali.

Nel primo caso, la funzione ha una natura puramente relazionale: in pratica, la tristezza ha il ruolo di segnalare a chi ci circonda, il bisogno della loro vicinanza.

Ed infatti, quando l’individuo sente il bisogno dell’altro, del suo supporto e sostegno, segnala sin da subito questo bisogno di vicinanza emotiva. L’espressione maggiore è il pianto: per esempio, un bambino piange quando viene allontanato dalla propria madre. Oppure, da adulti, piangiamo per la fine di una relazione.

Questo perché vogliamo segnalare all’altro che questa distanza ci fa stare male, in quanto viene meno proprio il supporto che l’altro, con la sua presenza, ci fornisce.

La seconda funzione, invece, ha un ruolo essenziale nella nostra esistenza.

In pratica, la tristezza diviene il modo in cui l’individuo riesce a riflettere e ad analizzare gli eventi della propria vita, soprattutto quelli spiacevoli. Sperimentando quest’emozione, è come se si venisse “spinti di fronte alla realtà”: si riesce ad assumere consapevolezza di ciò che sta accadendo e, soprattutto, si cerca di trovare un senso valido per il dolore provato.

Quindi la tristezza diventa fondamentale per rielaborare ed affrontare un evento spiacevole e doloroso; da ciò, nella maggior parte dei casi, deriva il cambiamento.

Ebbene si, la tristezza ci permette di cambiare.

Le reazioni alla tristezza

La nostra società appare sempre più dominata dall’idea di un senso di benessere da raggiungere ad ogni costo; sembra quasi che sia impossibile stare male e viversi la propria tristezza. Questo si riflette anche nel modo di vivere le proprie emozioni, amplificando esageratamente quelle positive ed opprimendo quelle negative.

Ma ogni emozione ha una propria utilità ed un proprio modo di esprimersi. Le reazioni che possiamo avere di fronte alla tristezza sono molte e sono queste che vanno a determinare l’approccio che avremo verso quest’emozione.

Reazioni che si verificano spesso e che possono essere davvero pericolose per il benessere del soggetto sono: evitamento, non ascoltare i segnali del proprio corpo, avere pensieri intrusivi negativi o sensazione di tristezza generale inspiegabile.

Di fronte a queste reazioni, l’individuo può sfuggire e cercare di ignorarle per moltissimo tempo.

Spesso si cerca di evitare la tristezza, impegnandosi in altre attività e quindi in altre emozioni, oppure si evita di chiedere aiuto: ciò è ancora più deleterio perché, a lungo andare, il soggetto starà ancora peggio, vivendo una tristezza più ampia.

Un’altra reazione tipica della tristezza è il “ritiro in Sé stessi”: a cosa facciamo riferimento?

La tristezza incide a livello fisico e non solo: il soggetto tende a sentirsi stanco, demotivato, senza energie: tutto ciò influisce anche sull’umore che, ovviamente, sarà dettato dalla tristezza.

Questo, spesso, si ripercuote anche nella socialità: il soggetto può tendere a stare da solo per molto tempo, non aver voglia di uscire o di parlare con gli altri e, quindi, a compiangersi e piangersi addosso.

Queste reazioni, se non portate all’estremo, possono ovviamente avere una funzione adattiva: alla fine ogni reazione dice qualcosa di ognuno di noi ed infatti ognuno di noi reagisce a proprio modo.

La tristezza che deriva dalla perdita di una persona a noi cara

Quello che caratterizza il sentimento della tristezza è la perdita di qualcosa, o di qualcuno, che aveva occupato, e occupa ancora, una parte importante della nostra vita.

Questo ovviamente può riguardare una persona a noi cara, come nel caso di un lutto, o di una relazione di coppia, oppure un animale o anche qualcosa di astratto, come un obiettivo.

Insomma, perdere qualcosa che per noi è significativo determina un profondo senso di tristezza e disperazione.

La frequenza e l’intensità di questo stato emotivo sono direttamente dipendenti dall’importanza e dal valore che noi stessi attribuiamo a ciò che abbiamo perso: se pensiamo che quello che non abbiamo più è molto importante per noi, che da ciò dipendono la nostra felicità ed il nostro benessere, sicuramente la tristezza sarà vissuta più intensamente e con una frequenza maggiore.

Insomma, esiste qualcosa di peggiore che perdere ciò in cui crediamo e che riteniamo fondamentale nella nostra vita? Probabilmente no, e la tristezza ci segnala quanto questa perdita sia importante per noi e per il nostro benessere.

Cosa succede quando prevale la tristezza?

Insomma, la tristezza è utile e ci segnala che qualcosa nella nostra vita sta cambiando.

Questo cambiamento non è facile da affrontare e quello che viviamo ne è una prova: la tristezza è, infatti, definita da segnali fisici come stanchezza, demotivazione, inattività.

Questo stato emotivo risulta essere “normale” finchè non prevale su tutto il resto. Una delle possibili conseguenze di una tristezza intensa e persistente è sicuramente la depressione, un disturbo dell’umore diffuso e comune che colpisce circa 15 persone su 100.

Si parla di depressione come un disturbo clinico quando l’umore depresso (sentirsi tristi, vuoti, disperati o tendere al pianto ed al lamento) persiste per una buona parte del giorno e per molti giorni di fila o si va incontro ad una diminuzione di interesse, o piacere, per tutte le attività a cui ci dedicavamo volentieri.

Quello che differenzia la tristezza dalla depressione è sicuramente la frequenza: nella depressione, tali sintomi sono persistenti e, se non curati, possono durare veramente a lungo.

Perché è utile essere tristi?

Quello che è necessario ricordare è che, per quanto la tristezza possa apparire spiacevole e negativa, e per quanto possa avere diversi esiti, come disturbi anche seri, ha comunque una sua utilità e funzione: grazie ad essa riusciamo a riflettere su ciò che ci sta accadendo e a focalizzare la nostra attenzione su ciò che ci fa stare male e che ci crea malessere.

Senza questo momento fondamentale di “raccolta in sé stessi” sarebbe difficile elaborare gli eventi e ricostruire sé stessi.

Come gestire la tristezza?

Accettatela.

Abbiamo già affermato di quanto sia “poco accettata socialmente” la tristezza… ma tutto ciò è davvero disadattivo, soprattutto per il nostro benessere.

Bisogna partire dall’accettare che la tristezza, essendo un’emozione, è totalmente naturale: non c’è nulla di male ad essere tristi e a dimostrarlo. Solo riuscendo a darci l’opportunità di essere tristi, riusciremo ad affrontarla e a gestirla.

Quindi è naturale che ci sia come è naturale farci i conti.

Provate a piangere.

Crescendo, diventiamo bravi a controllare questa reazione istintiva e, quindi, diventiamo più bravi a non piangere. Ma, in alcuni casi, è necessario farlo.

Moltissimi studi scientifici hanno dimostrato come il pianto sia un utile meccanismo di reazione in quanto, attraverso le lacrime di tristezza o di dolore, il corpo produce e libera alcuni degli ormoni che si sono accumulati per il troppo stress.

Allo stesso tempo, il pianto stimola il sistema endocrino, determinando il rilascio di endorfine, gli ormoni del benessere. Vi è mai capitato di sentirvi molto meglio dopo aver pianto? Non è casuale. Quindi, piangete senza alcun timore!

Dedicatevi a voi stessi.

Una volta che vi sareteguardati nel profondo e avrete accettato la tristezza, sarà ora di reagire.

Dopo aver accettato la tristezza, e dopo esservi presi del tempo per fare i conti con questo stato emotivo, è fondamentale dedicare le energie a voi stessi e a ciò che vi piace. Una buona idea potrebbe essere quella di dedicarsi all’esercizio fisico (vengono liberate endorfine), ai propri interessi ed alle proprie passioni (ad esempio leggere un buon libro, andare al cinema, uscire con gli amici).

Insomma, dopo aver provato e superato la tristezza, non esiste miglior cura dell’uscire dal vostro isolamento e iniziate a vivere di nuovo!


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