Coronavirus: come ridurre il panico ed evitare la psicosi di massa

Coronavirus: come ridurre il panico ed evitare la psicosi di massa

Questi ultimi giorni sono, probabilmente, tra i più difficili e complessi degli ultimi mesi. Certo, il nostro Paese è sempre dilagato da tantissimi colpi di scena e dibattiti, più o meno tangibili, ma mai come questi ultimi giorni: innumerevoli notizie, più o meno discordanti, stanno facendo scalpore e stanno determinando un vero e proprio clima di panico e di ansia di massa.

Sì, stiamo parlando proprio del “Coronavirus” che negli ultimi tre giorni è diventato, per tutti, tema di discussione e di dibattito. E non solo sociale: il dibattito più temuto è proprio quello interiore. Ognuno di noi, in queste ultime ore, è combattuto tra ciò che sente e ciò che non vorrebbe sentire.

Quando parliamo di salute, tutti diventiamo estremamente vulnerabili: il Coronavirus, come mai negli ultimi anni, ha reso evidente e ha riportato in luce proprio questo sentimento di vulnerabilità e di fragilità.

Ma c’è davvero così tanto da temere? Questa è una delle domande che più ci poniamo nelle nostre giornate. Ma soprattutto perché si è dilagato, in pochissimi giorni, così tanto panico e terrore?

Analizziamo al meglio la situazione qui di seguito.

Coronavirus: di cosa stiamo parlando?

A cosa facciamo riferimento quando parliamo di Coronavirus? I primi casi in cui è stato identificato si sono avuti a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019: si tratta di un nuovo ceppo di coronavirus virale che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. Ecco perché utilizziamo l’aggettivo “nuovo”.

E’ stato definito “SARS-CoV-2” e la malattia respiratoria che provoca Covid-19.

E’ il 12 febbraio 2020 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato il nome definitivo della malattia in COVID-19, abbreviazione per Coronavirus Disease 2019.

Nello stesso giorno, la Commissione internazionale per la tassonomia dei virus (International Committee on Taxonomy of Viruses – ICTV) ha assegnato il nome definitivo al virus che causa la malattia infettiva: SARS-CoV2, in quanto si tratta di un virus simile a quello della SARS.

Quindi, un primo caso di coronavirus, sicuramente nuovo, ma molto simile agli altri virus che determinano malattie respiratorie.

Quali sono i suoi sintomi?

Come affermato, questo virus è molto simile ad altri che determinano malattie respiratorie e ciò è evidente anche nei sintomi. Si tratta di una vasta gamma di sintomi che vanno da quelli considerati più lievi, del tutto simili a quelli influenzali, quindi mal di gola, tosse, difficoltà respiratorie e febbre, fino a quelli più gravi come polmonite, sindrome respiratoria acuta grave o insufficienza renale e, nei casi più gravi, la morte.

Come si trasmette il Coronavirus e come proteggersi

Non si hanno ancora maggiori informazioni rispetto al Coronavirus considerando che, come affermato, è apparso per la prima volta nell’uomo a fine 2019.

L’Organizzazione Mondiale di Sanità, il 1 Febbraio 2020, ha fatto il punto sulla modalità di trasmissione fin’ora compresa.

Anche in questo caso, come per altri virus simili, la trasmissione si ha da una persona infetta ad un’altra, specificatamente mediante:

  • Saliva: quindi tramite la tosse o lo starnuto della persona infetta;
  • Contatti diretti e personali con le persone infette;
  • Le mani: in pratica, se la mano viene a contatto con qualcosa infettato, e si porta alla bocca, agli occhi o al naso.

A tal proposito, sono disponibili delle misure preventive e alcuni accorgimenti da poter eseguire, quali:

  1. Lavarsi spesso le mani soprattutto dopo aver tossito e starnutito, dopo essere andato al bagno, dopo aver toccato animali o dopo aver assistito un malato;
  2. Coprirsi naso e bocca quando si tossisce e/o starnutisce (gomito interno/fazzoletto), soprattutto se si ha una qualsiasi infezione respiratoria;
  3. Se si è usato un fazzoletto, buttarlo subito dopo l’uso.

L’Istituto Superiore di Sanità, al fine di ridurre il rischio di contagio, suggerisce inoltre, di contattare:

  • il numero verde 1500 se si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni e si ha febbre o tosse;
  • il medico di base o il 118, se si sta male e si hanno sintomi compatibili con il Coronavirus.

La reazione psicologica della paura per l’ignoto

Una delle conseguenze del Coronavirus è proprio il clima di paura e panico. E ciò sembra totalmente in linea se pensiamo al fatto che, per indole, la gente ha più paura dell’ignoto che di quello che già conosce.

Insomma, ciò riguarda quello che in Psicologia è noto come “Percezione del rischio: si percepisce come maggiore un rischio non conosciuto rispetto a uno conosciuto da sempre.

Per esempio, tramite un sondaggio sulle paure degli statunitensi, tenuto nel 2016 dalla Chapman University, è stato dimostrato come, nonostante sia stato dimostrato che esista una possibilità su sette che l’infarto causi la morte di un cittadino statunitense e che, invece, la possibilità che quella persona muoia per mano di un terrorista sia di 1 su 45.808, “un attacco terroristico al paese” e “Vittima di terrorismo” si sono classificate entrambe tra le prime cinque paure degli interpellati.” (Business Insider Italia)

E’ ciò che avviene anche con gli incidenti: sappiamo benissimo che un incidente stradale è molto più comune rispetto ad un incidente in aereo, eppure sono molte di più le persone che hanno paura di volare rispetto a quelle che hanno paura di guidare.

La spettacolarizzazione del panico che genera la psicosi di massa

Questo “meccanismo” sembra essere ben noto ai mass media che, in questi ultimi giorni, sembrano essere una vera e propria “macchina di notizie negative”.

Insomma, se siete stati attenti ai Telegiornali o avete spulciato sui vari articoli Internet, la situazione sicuramente vi sarà sembrata tragica e quasi senza speranza.

Sono molte, infatti, le notizie che in questi ultimi giorni stanno creando continui allarmismi e che, inevitabilmente, stanno aumentando questo clima di panico e ansia. Certo, le notizie preoccupanti ci sono ed è giusto che determinino un comportamento più coscienzioso in molti di noi, ma, paradossalmente, ciò non sta avvenendo.

Quello che dilaga, in questi giorni, è proprio il panico, tanto che si è parlato di una vera e propria “Psicosi di massa”. Questo avviene perché stiamo assistendo ad una vera e propria spettacolarizzazione del panico: le notizie che, paradossalmente, fanno più scalpore sono proprio quelle che destano paura.

Sono molte, infatti, le notizie che ogni minuto divulgano il numero di persone contagiate e dei decessi: lette così sembrano davvero preoccupanti.

Ciò che, però, viene spesso omesso è la situazione medica già compromessa della gente deceduta.

Allo stesso modo, poco si dice sul fatto che avere una positività al Coronavirus, realmente, comporta un tasso di mortalità molto basso: parliamo del 2% circa. Insomma, c’è quasi più probabilità di morire, perché il soffitto vi caschi addosso che per il Coronavirus.

Infine, poco si dice sul fatto che in Cina, la zona in cui il virus si è diffuso per prima, ormai il numero delle guarigioni supera enormemente quello dei contagiati e, ovviamente, dei decessi.

Tutte queste informazioni, seppur necessarie per non farsi prendere dal panico, risultano quasi nascoste o comunque difficili da reperire.

C’è sempre più gente che quasi si diverte a diffondere ciò che determina panico e terrore.

Come afferma Vincenzo Gesualdo, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia:“Più che minacciare la nostra salute, il virus sta minacciando la nostra psiche. Tutta colpa di chi si diverte ad alimentare la psicosi, amplificata purtroppo, come sempre in questi casi, dai social. Il mio consiglio è di ignorare le notizie spesso fuorvianti che si leggono sui social network, poiché veicolano solo terrore” (Vincenzo Gesualdo, Presidente dell’Ordine degli psicologi della Puglia)

Consigli per mantenere la calma

Di seguito alcuni suggerimenti per evitare di farsi prendere dal panico.

Diffidate delle informazioni che girano sui social

Anche in questa situazione, è risultata lampante la pericolosità dei social network. Certo, sono un buon modo per essere informati, ma a che prezzo? La maggior parte delle informazioni che circolano su queste piattaforme sono semplicemente dettate dal fare scalpore e dal conquistare like.

Risultano essere un vero e proprio motore di notizie errate e fuorvianti che, però, da molti vengono considerate veritiere.

Diffidate da ciò che leggete, poiché può non avere alcuna valenza e perché troppe informazioni possono causare solo un aumento della confusione e dello stato di ansia.

Informatevi

Quello che non dovrebbe mai mancare, soprattutto in queste situazioni, è l’informazione: se non c’è informazione, ciò che leggerete o ascolterete vi sembrerà drammaticamente veritiero e sarete vittime di informazioni divulgate soltanto per creare panico e terrore.

Quindi armatevi di pazienza e spulciate più siti affidabili che potete ma, soprattutto, affidatevi alle notizie divulgate dalle autorità sanitarie nazionali.

Razionalizzate

Un buon modo per non farsi prendere dal panico e dall’istinto è quello della ragione. Certo, è sempre più difficile razionalizzare quando si è circondati da ansia e terrore, ma pensateci bene: ha senso credere a dati non veritieri e non soffermarsi su ciò che le statistiche dicono? Insomma, è vero che si tratta di un nuovo virus e, per ora, non c’è un vaccino. Ma comunque stiamo parlando di un virus che, solo in pochissimi casi, determina situazioni molto gravi.

Facciamo appello a ciò che può farci stare bene: la nostra ragione!

Fermiamo le fake news

Evitiamo di diffondere notizie false o ansiogene e soprattutto segnaliamolo a chi le ha pubblicate, mettendo in evidenza quanto siano pericolose. Aiutiamo gli altri, diffondendo informazioni corrette, invitandoli a riferirsi a siti ufficiali e affidabili e immergendoci meno sui social.

Piccole azioni responsabili possono fare la differenza.

Monitoratevi in modo intelligente

Se infine vi sentite particolarmente preoccupati, per capire se state soffrendo di una patofobia o se vi siete presi veramente il coronavirus, monitoratevi in modo strutturato. Ogni due ore annotate su un taccuino i vostri sintomi. Ma fuori da quel momento, fate altro. Vi servirà nel caso in cui vi troverete a dover chiamare il 118.

Riepilogando

Quindi le parole d’ordine devono essere ATTENZIONE e PRUDENZA.

  • Affrontiamo il tutto con prudenza, senza sottovalutare, ma anche senza catastrofizzare.
  • Il panico chiama panico e pericolo: in questo modo si rischia di prendere delle decisioni superficiali, dettati da preoccupazioni esagerate, senza riuscire a fare davvero ciò che occorrerebbe.
  • Oltre la paura, dobbiamo avere una bella dose di preparazione: per questo come detto prima informiamoci dalle fonti giuste.

A tal proposito vi riporto alcuni link a cui poter fare riferimento:


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