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Un intervento preventivo in ottica PNEI in ambito di una terapia di supporto psicologico

La mia professione è di psicologa e psicoterapeuta; in quanto tale da anni cerco di svolgere in un’ottica integrata e quindi anche “preventiva” i miei interventi.

Alcuni aspetti e strumenti PNEI acquisiti di recente hanno ancor di piu’ favorito una osservazione più ampia e completa dei casi affrontati dilatando prospettiva diacronica e sincronica.

Fino ad oggi ho sintetizzato, ma ancora sto lavorando all’acquisizione di ulteriori punti di riferimento, alcune coordinate che mi sono state utili per impostare e implementare la gestione dei casi nuovi e di quelli in corso e che ovviamente si vanno ad aggiungere a quelle da me in precedenza utilizzate per una valutazione più complessa e complessiva della situazione, che possono essere espresse in parole chiave come ambienti fisici e luoghi di vita, stress, alimentazione, microbiota, movimento fisico, cura delle emozioni e delle relazioni.

La valutazione del contesto e dello stile di vita ben si adattano al mio modo di operare, l’obiettivo di interrompere le routine rigide e le abitudini poco efficaci rappresentano un punto saliente da cui non posso prescindere. La medicina antica ci tramanda una ricchezza formidabile di valori, concetti e pratiche ancora oggi di estrema attualità: ad esempio, si basa sul principio di studiare le condizioni di salute e di malattia dell’individuo contestualizzandole nell’ambito di spazi più ampi e articolati: “I singoli casi (…) vanno studiati all’interno del quadro generale, che è dato dall’indagine sulle caratteristiche fisiche (…) e sullo stile di vita degli abitanti (cibo e attività fisica), (F. Bottaccioli, 2010).

Molte suggestioni utili provengono dal lavoro di David Lazzari: attaccamento e bilancia dello stress permettono una diagnosi e una direzione di intervento anche in via preventiva. La recente ricerca mostra come la qualità delle relazioni di attaccamento-accudimento, innestandosi sulle caratteristiche genetiche di base, orienta la costruzione dell’individuo (D. Lazzari 2013). In particolare è stata evidenziata l’impronta di queste esperienze nella costruzione del sistema cervello-mente e nella gestione dei processi fondamentali della sopravvivenza e dell’adattamento (Rholes, Simpson, 2007; Lazzari, 2007). La qualità del contesto si traduce in qualità dello sviluppo e quindi dell’organizzazione individuale.

Lo stile di attaccamento influenza le modalità adattive dell’individuo, il livello di stress, di ansia e di depressione, indica prognosticamente la traiettoria della salute psicofisica del soggetto per il futuro. Sotto stress si attiva una risposta allostatica, modificazioni multisistemiche e coordinate fisiologiche e comportamentali atte a raggiungere un nuovo equilibrio e una maggiore “fitness” al contesto. Quando lo stress diventa cronico e ripetuto le modificazioni fisiologiche divengono meno “elastiche” e non completamente reversibili, possono usurare i sistemi di regolazione e avere conseguenze negative sull’organismo. Livelli cronicamente elevati di cortisolo e catecolamine possono provocare disturbi a livello cardiovascolare e metabolico. Un eccesso di cortisolo può inibire la neurogenesi interferendo così nei processi di plasticità alla base dell’apprendimento e della memoria e minando la capacità di adattamento a futuri agenti stressanti (da cui declino cognitivo e depressione); può comportare una compromissione del sistema immunitario con aumento della vulnerabilità alle infezioni e minor efficacia delle vaccinazioni; può indurre una maggiore predisposizione a sviluppare tumori, eventi e caratteristiche specifiche dell’individuo possono influire sull’azione di stressors fisici e sociali. Non tutti hanno la stessa percezione degli stimoli stressogeni e ciascuno possiede differenti risorse e strategie per affrontarli.

Un buon punto di partenza puo’ essere l’esame dell’equilibrio fra le risorse interne ed esterne dell’individuo, aspettative interne ed esterne dell’individuo (D. Lazzari, 2009).

Una ulteriore prospettiva di osservazione riguarda l’alimentazione che gioca un ruolo centrale nella prevezione influenzando l’intera fisiologia dell’organismo. Non solo rappresenta una riserva energetica ma forma l’epigenoma, modulando le risposte adattive, il cervello, il sistema immunitario, il metabolismo. Solo per fare un esempio sostanze come il resveratrolo, la curcumina, il butirrato e altri acidi grassi a catena corta, prodotti dalla flora batterica intestinale in buona salute, inducono una deacetilazione e quindi contrastano la segnatura epigenetica in senso infiammatorio. Il controllo dell’infiammazione per via alimentare appare utile sia in soggetti con patologie autoimmuni, sia in patologie come demenze, inoltre, una placca infiammata sta alla base di aterosclerosi e del conseguente rischio cardiovascolare e cerebrovascolare.

Altro punto di osservazione è costituito dalle abitudini del soggetto rispetto all’esercizio corporeo.

I benefici dell’attività aerobica non si limitano al controllo del peso corporeo, ma si estendono alla prevenzione del diabete, alla riduzione del rischio di sviluppare alcuni tumori come quello alla mammella, al colon e all’endometrio. L’attività fisica puo’ aiutare anche dopo la diagnosi di un cancro, migliorandone la prognosi. Inoltre, durante il movimento aerobico il muscolo produce una sostanza, la catepsina B, che attraverso il sangue, raggiunge il cervello e stimola la produzione del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), il quale a sua volta migliora le funzioni cognitive e la capacità di memorizzare cio’ che viene percepito e appreso (F. Berrino, L. Fontana; 2017).

La valutazione dello stato di stress e della capacità di gestione delle emozioni dell’individuo rappresenta un fondamentale indicatore per l’impostazione di un progetto di prevenzione, e non solo di cura, per le ripercussioni che sono state documentate a livello di psiche e cervello; in particolare le aree coinvolte sono soprattutto: le cortecce prefrontali, che svolgono funzioni di integrazione tra emozioni, attenzione e ragionamento (in corso di stress cronico il tessuto neuronale tende a divenire atrofico); l’amigdala, che in corso di stress cronico tende a diventare iperattiva (il ruolo che gioca in realtà non riguarda solo lo stato di allerta e l’emozione di paura e quindi una funzione centrale rispetto allo stress, ma riguarda anche emozioni positive, riconoscimento dei volti, memorizzazione e quindi svolge un ruolo più ampio legato alla gestione delle emozioni, cognizione e comportamento); l’ipotalamo (una funzione fondamentale è quella di gestione dello stress tramite l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene la cui iperattività può precedere la comparsa di disturbi dell’umore come depressione); l’ippocampo, che svolge le funzioni fondamentali di memorizzazione e regolazione dell’asse dello stress (lo stress danneggia l’ippocampo che a sua volta quando “stressato” incrementa lo stress poiché la funzione regolatoria sull’ipotalamo ne viene danneggiata).

Ho sempre pensato e raccolto dati nel corso del tempo che suggeriscono l’importanza della corretta cura dell’intestino, da me concepito sempre pensato come “il nostro motore e centro dell’immunità”. Le funzioni del microbiota sono molteplici: protettive, strutturali e metaboliche. L’alimentazione rappresenta la via maestra per la sua salute. Inoltre, è stata documentata la comunicazione che avviene fra microbiota e cervello e quindi le ripercussioni sull’asse dello stress. Sono state raccolte le prime evidenze sperimentali e cliniche della relazione fra probiotici e umore: ad esempio c’è una certa evidenza clinica sul ruolo dei probiotici nel ridurre l’ansia, diminuire la risposta di stress e migliorare l’umore in persone con IBS e fatica cronica. Alcuni studi hanno mostrato che un melange dei probiotici Lactybacillus helveticus e bifidobacteria longum, riduce l’ansia e il cortisolo e alza la soglia del dolore (Cryan, JF, Dian TG, Nature Reviews Neuroscience 2012; 13; 701-712).

Recentemente mi è capitato di parlare con medici e infermieri che consigliano l’assunzione di probiotici “specifici per combattere lo stress”! Ebbene anche i pazienti nello studio di uno “psy” si troveranno a parlare del loro intestino e della cura che ne fanno, come già possono prevedere di allacciare un dialogo con il terapeuta sulla propria mente e sulla cura che abitualmente ne hanno fatto e ne stanno facendo!

Lo stress cronico ha effetti sul sistema immunitario rendendolo meno efficace nel combattere infezioni virali e tumori. Lo stress conseguente alla diagnosi di tumore e alle terapie incrementa il rischio di recidiva. Lo stress può favorire lo sviluppo di malattie autoimmuni di vario tipo. La depressione, che spesso si accompagna ad una condizione di stress, si associa ad un’attivazione immunitaria di tipo infiammatorio.

Stress e depressione favoriscono arteriosclerosi e i depressi corrono maggiori rischi per le cardiopatie tramite fattori come colesterolo, ipertensione, fumo, obesità.

Fobie gravi, disturbo di panico e ansia generalizzata incrementano in maniera decisiva il rischio di attacco cardiaco fatale (A. Carosella, F. Bottaccioli, 2012).

Non solo l’alimentazione, l’esercizio fisico e relazioni di qualità, ma anche tecniche anti-stress e meditative sono in grado di regolare lo stress, come si evince dai più recenti studi.

Tramite queste ultime, ansia, depressione, somatizzazione e disagio psicologico possono essere ridotti. Inoltre, è possibile la regolazione del sistema immunitario con il duplice obiettivo di mantenere o ripristinare lo stato di salute o di intervenire in fasi “delicate” del ciclo di vita come gravidanza e menopausa. Attraverso l’implementazione delle stesse e le conseguenze sul comportamento, si offre l’opportunità agli operatori della salute di integrare progetti educativi, terapeutici e riabilitativi di soggetti in comunità. Nella mia esperienza clinica, ad esempio, ho potuto apprezzare i risultati positivi di training autogeno e mindfulness in strutture per la cura e la riabilitazione delle dipendenze. 

BIBLIOGRAFIA

  • BERRINO F., FONTANA L., (2017), La grande via, Mondadori, Milano
  • BOTTACCIOLI F., BOTTACCIOLI A.G. (2017), Psiconeuro Endocrino Immunologia e scienza della cura integrata. Edra S.p.a. Milano
  • BOTTACCIOLI F. (2010), Filosofia per la medicina, medicina per la filosofia Grecia e Cina a confronto, Tecniche Nuove, Milano
  • CAROSELLA A., F. BOTTACCIOLI, (2012) Meditazione psiche e cervello, Tecniche Nuove, Milano
  • CRYAN, J.F., DIAN T.G., Nature Reviews Neuroscience 2012; 13; pp. 701-712
  • HUANG TI NEI CHING SU WEN, (a cura di I. VEITH), (2006) Testo classico di medicina interna dell’imperatore giallo. Edizioni Mediterranee, Roma.
  • LAZZARI D. (2013) Psicoterapia: effetti integrati, efficacia e costi-benefici. Tecniche Nuove, Milano.
  • LAZZARI D. (2009), La bilancia dello stress, Liguori, Napoli

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