Svantaggi dello Smart Working

svantaggi dello smart working

Svantaggi dello Smart Working

Il lato oscuro, ovvero gli svantaggi dello Smart Working

Nel mio scorso articolo ho analizzato i vantaggi dello Smart Working, questa rivoluzionaria forma lavorativa che in questo momento costituisce una vera mano santa per molte aziende, consentendo di continuare il proprio lavoro senza incorrere in rischi per la salute dei loro dipendenti.

Pensiamo a questa quarantena se non avessimo internet e non avessimo lo Smart Working: terribile, eh?

Certo, i vantaggi di questa modalità lavorativa sono molti. Ma come ogni fenomeno complesso, anche lo Smart Working cela un lato oscuro.

I 7 principali svantaggi dello Smart Working

In uno studio del 2014, Ghislieri e Colombo evidenziano il punto di vista di un gruppo di smartworker donne. Tra i problemi che emergono vi è:

  1. il fatto che, nonostante lo Smart Working permetta di avere più tempo libero, raramente usato per sé. Infatti, in assenza di impegni stringenti e temporalmente definiti al di fuori del lavoro, è quest’ultimo ad assorbire tutto il tempo, sottraendolo alla cura di sé.
  2. il rischio di passare “al lavoro” molto più tempo delle canoniche 8 ore. La mancanza di un confine netto tra lavoro e casa porta le persone a sovralavorare, di fatto sottraendo tempo alle altre attività.
  3. quello legato alla concezione sociale dello Smart Working, sia in famiglia, sia nell’azienda: il lavoro a distanza viene talvolta visto come “di serie B” con la conseguenza che le richieste familiari aumentano. Chiunque abbia lavorato a casa in famiglia ha sentito frasi come “Già che ci sei….”; e la tentazione, almeno nei primi giorni, di fare più cose insieme (“Faccio partire la lavatrice e nel mentre controllo queste email”) è alta.
  4. la fatica derivante dall’accudimento dei figli durante l’orario di lavoro. Tale concezione può essere presente anche nell’azienda, soprattutto quando lo Smart Working non viene concesso in maniera equa a tutti i dipendenti, ma solo ad alcuni per particolari esigenze, soprattutto legate alla conciliazione lavoro-famiglia.
  5. il rischio è che chi lavora in azienda veda il lavoro da casa come una “vacanza”. Le conseguenze sono pesanti sia dal punto di vista relazionale, in quanto le dinamiche tra dipendenti possono venir caratterizzate da sentimenti di invidia e iniquità, sia funzionale, con il fatto che gli smart worker possono venire meno inclusi nei task da svolgere, con pesanti ricadute sulla produttività.
  6. l’agilità del lavoro, che in molti casi risente dell’assenza del contatto fisico tra membri. Sebbene oggi esistano varie piattaforme, tra cui le più celebri sono Trello e Slack, per coordinare il lavoro a distanza, sembra che sostituire l’informazione al volo chiesta al vicino di scrivania rimanga difficile.
  7. l’aspetto sociale del lavoro, l’ambito forse più critico del lavoro smart. Rifacendoci al celebre Cluetrain Manifesto (Weinberger, 1999), l’organizzazione è un tessuto di conversazioni. Questo vuol dire che a fare l’organizzazione non è solo e non è tanto la sua struttura formale, bensì tutta la sua rete interna. E questa è fatta di discorsi formali e informali, comunicati interni, discorsi aziendali, miti, riti e storie organizzative, fino ad arrivare alle quattro chiacchiere alla macchinetta del caffè. Tutti questi elementi acquistano importanza, strutturano e propagano la cultura aziendale, consolidano le gerarchie esistenti e ne creano di nuove, contribuiscono alla nascita di nuove idee, ma, soprattutto, costituiscono essenziali momenti di socialità per i lavoratori. L’essere umano è un animale sociale – in questi giorni ce ne stiamo dolorosamente accorgendo – e, per quanto i nostri colleghi possono non starci troppo simpatici, rinunciare a questo contatto sociale potrebbe essere molto peggio. L’organizzazione virtuale diventa più sottile, i legami meno stretti, la possibilità di condivisione e inserimento nella cultura aziendale meno ampia. E a farne le spese potrebbero essere le fasce più deboli della popolazione, da sempre a maggior rischio di isolamento e segregazione.

In sintesi, quindi, gli gli svantaggi dello Smart Working sono:

  • Il rischio di sovralavorare e di lavorare più a lungo dell’orario previsto;
  • Le frequenti interruzioni della famiglia – se presente;
  • Il rischio di venir visti come lavoratori di serie B da capi e colleghi;
  • La mancanza di agilità nelle comunicazioni;
  • La perdita dell’aspetto sociale del lavoro.

Come contenere gli svantaggi dello Smart Working

La risposta è trattabile ad un – almeno – duplice livello. Da un lato squisitamente pratico, la costruzione di Hub polifunzionali, dotati di workstation moderne, caffetterie e aree ristoro. Questi Hub dislocati in varie aree della città, possono permettere a manager, liberi professionisti e dipendenti di riunirsi, incontrarsi e discutere in pausa pranzo. O ancora all’interno è possibile prendere un caffè, realizzando quell’effetto crossroad, quella magia dell’incontro casuale che genera relazioni, connessioni e idee.

Ma il ripensamento degli spazi, sebbene essenziale, da solo non basta. E’ necessario associarlo ad un ripensamento radicale del modo di intendere gli spazi stessi, ad uno shift dal concetto di workspace a quello di worksphere. Non è solo il luogo di lavoro a dover essere riprogettato, ma anche tutto quello che ci sta attorno. Quello che sta attorno è da intendere a trecentosessanta gradi, sia dal punto di vista fisico – le confortevoli utilities che oggi non possono mancare nei nostri uffici – sia, soprattutto, da un punto di vista comunicazionale e relazionale.

Occorre quindi ripensare al lavoro da un punto di vista dialogico, abbracciando ciò che le comunicazioni mediate ci possono offrire. Utilizzare una prospettiva che possa mettere insieme fisico e digitale: una prospettiva che non impoverisce i rapporti, bensì offre inedite possibilità di arricchimento.

La parola chiave del futuro sarà quindi Phigital: una proficua integrazione tra il fisico e il digitale, volto alla realizzazione di una Mixed Reality inclusiva, senza frontiere e foriera di inedite opportunità di sviluppo e di relazione.


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