Dubbi parere psicologo

Pareri discordanti tra psicologi: devo sentirne un terzo?

buongiorno,
sono stata vista da due psicologi diversi (senza informare il secondo che ne avevo già consultato uno prima).
uno privatamente, il secondo invece con ussl; il primo mi ha detto che sono borderline, il secondo ha affermato che sono depressa per motivi gestazionali, il secondo medico non mi ha più potuto seguire e mi sono sentita abbandonata ad una confusione più assoluta.

Qualcuno mi dice che dovrei sentire un terzo parere per comprendere ma non me la sento, non voglio dover raccontare ancora tutto di nuovo, non voglio poter incorrerei nuovamente nella paura di esser lasciata  in balia di me stessa.

Cosa posso fare?


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2 Commenti
  • Marika Cocco
    Pubblicato alle 14:35h, 01 Agosto

    Salve, quello che le è capitato è ciò in cui si rischia di incorrere quando ci si approccia alla sofferenza psicologica con un approccio biologico- riduzionista. Si cerca di categorizzare la sofferenza di un singolo individuo alla luce di sintomi, che possono essere però condivisi da più categorie diagnostiche.
    Mi permetterei di dirle di focalizzarsi non tanto sulla diagnosi, anche perché molto spesso il quadro di sofferenza di una persona non è inquadrabile in una sola categoria, che oltretutto risulta riduttiva. Lo scopo di un percorso terapeutico è il cambiamento, che avviene nel momento in cui il paziente diviene consapevole delle tonalità emotive che accompagnano in sup modo di fare esperienza, grazie anche alle rifigurazioni del terapeuta che aprono nuovi orizzonti di senso e progettualità future.
    Capisco come possa essere duro e difficile aprirsi ancora, raccontarsi ancora, ma ogni racconto è una configurazione nuova dell’esperienza vissuta, ed è terapeutica quando avviene in uno spazio terapeutico.
    Le consiglio di affacciarsi ad un nuovo percorso, con queste premesse, grazie ad un terapeuta che non cerchi di comprenderla attraverso i suoi sintomi, ma che la aiuti a tirari fuori se stessa con le sue caratteristiche.
    Se vuole concordare un primo colloquio gratuito, può eventualmente farlo compilando il form nel sito.
    Buon pomeriggio
    Dott.ssa Marika 3

  • Marika Cocco
    Pubblicato alle 14:36h, 01 Agosto

    Salve, quello che le è capitato è ciò in cui si rischia di incorrere quando ci si approccia alla sofferenza psicologica con un approccio biologico- riduzionista. Si cerca di categorizzare la sofferenza di un singolo individuo alla luce di sintomi, che possono essere però condivisi da più categorie diagnostiche.
    Mi permetterei di dirle di focalizzarsi non tanto sulla diagnosi, anche perché molto spesso il quadro di sofferenza di una persona non è inquadrabile in una sola categoria, che oltretutto risulta riduttiva. Lo scopo di un percorso terapeutico è il cambiamento, che avviene nel momento in cui il paziente diviene consapevole delle tonalità emotive che accompagnano in sup modo di fare esperienza, grazie anche alle rifigurazioni del terapeuta che aprono nuovi orizzonti di senso e progettualità future.
    Capisco come possa essere duro e difficile aprirsi ancora, raccontarsi ancora, ma ogni racconto è una configurazione nuova dell’esperienza vissuta, ed è terapeutica quando avviene in uno spazio terapeutico.
    Le consiglio di affacciarsi ad un nuovo percorso, con queste premesse, grazie ad un terapeuta che non cerchi di comprenderla attraverso i suoi sintomi, ma che la aiuti a tirari fuori se stessa con le sue caratteristiche.
    Se vuole concordare un primo colloquio gratuito, può eventualmente farlo compilando il form nel sito.
    Buon pomeriggio
    Dott.ssa Marika Cocco

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